Nella cultura organizzativa l’errore viene letto spesso come una “colpa da attribuire”, un elemento da contenere rapidamente.
Ma se le competenze sono comportamenti osservabili e misurabili, (come abbiamo visto nell’articolo precedente (se non lo hai letto puoi farlo qui) allora l’errore non è più una sentenza sulla persona ma un’informazione sul comportamento agito, sul contesto e sul livello di efficacia con cui quella competenza si manifesta in quel preciso momento.
Non rivela “chi” sei ma “come” agisci e reagisci.
C’è chi dopo un errore si irrigidisce e chi ascolta, chi cerca una giustificazione e chi cerca una soluzione o chi difende la propria posizione e chi rielabora l’accaduto.
In pochi minuti possono emergere indicatori concreti: gestione dello stress, capacità di analisi, responsabilità, orientamento all’apprendimento.
L’errore mette a fuoco ciò che, in condizioni ordinarie, resterebbe più sfocato.
Ma prima di comprendere come “osservare” e gestire l’errore dobbiamo fare due distinzioni fondamentali.
Prima Distinzione: errore o sbaglio?
Non ogni “passo falso” è uguale.
Gli errori nascono da mancata conoscenza o competenza, gli sbagli da un momento di disattenzione, fretta o stanchezza.
Mescolarli ci fa perdere di vista l’essenziale e ci porta a trattare ogni “incidente” come una colpa individuale, così rischiamo di non capirne le radici vere.
Seconda distinzione: persona e comportamento
Questa seconda distinzione diventa decisiva, un risultato può essere inefficace o una decisione può essere sbagliata ma questo non definisce l’identità di chi l’ha presa. (ne abbiamo parlato in modo approfondito in un articolo che puoi leggere cliccando qui)
Se riusciamo a distinguere persona e comportamento, ecco che l’errore diventa osservabile.
Il punto di svolta manageriale
A questo punto la domanda non riguarda più l’evento, ma lo sguardo.
Cosa fa un manager quando osserva un errore?
Può fermarsi all’esito e cercare un responsabile, minimizzare per evitare attriti oppure può…
Chiedersi quali capacità stanno affiorando, quali necessitano di più pratica, e quali dinamiche sistemiche hanno influito. Il dialogo si evolve così da semplice correzione a strumento di prevenzione e valore aggiunto.
In poche parole, può trasformare l’errore in un’occasione di apprendimento strutturato, può gestire l’errore e “allenare”.
Conclusioni
Abbiamo visto che l’errore è il luogo in cui la competenza si rende misurabile perché è nel contesto critico che diventano osservabili i comportamenti e, se sappiamo osservare, l’errore diventa una lente per mettere a fuoco.
Il modo con cui utilizziamo questa lente ci permette di gestire in maniera efficace l’errore e far crescere le persone del nostro team.
Nel percorso Advanced People Management (puoi scaricare la brochure del percorso qui) c’è un intero modulo in cui lavoriamo proprio su questo passaggio: come gestire l’errore per trasformarlo da momento critico a leva di allenamento delle capacità.
Perché il futuro delle organizzazioni non dipende dall’assenza di errori ma dalla qualità della loro gestione e dello sguardo con cui scegliamo di osservarli.