Assessment e fiducia: perché la qualità dei risultati nasce prima dei tool di misura

I processi di assessment sono sempre più riconosciuti dalle organizzazioni come uno degli strumenti più efficaci per supportare decisioni di selezione, sviluppo, successione e crescita manageriale.


Parallelamente, gli strumenti si sono evoluti: questionari sempre più sofisticati, simulazioni ad alta fedeltà, piattaforme digitali e, più recentemente, sistemi di intelligenza artificiale stanno modificando profondamente il modo in cui raccogliamo e analizziamo le informazioni sulle persone.


Quando si parla di assessment, tuttavia, l’attenzione continua a concentrarsi quasi esclusivamente sugli strumenti. Ci si interroga su quale tool utilizzare, quale simulazione progettare, quale piattaforma adottare o quale metodologia garantisca una maggiore attendibilità delle valutazioni.


Molto più raramente ci si sofferma su un elemento che, pur essendo meno visibile, incide in modo determinante sulla qualità dell’intero processo: la fiducia.


La fiducia che le persone ripongono nell’assessment, nelle sue finalità, nei professionisti che lo conducono e nell’utilizzo che verrà fatto dei risultati.


Potrebbe sembrare un tema prevalentemente relazionale, quasi “soft”, rispetto agli aspetti metodologici della valutazione. In realtà è esattamente il contrario.


La fiducia rappresenta una delle condizioni che rendono possibile un assessment di qualità.

Perché un assessment non osserva semplicemente delle competenze. Osserva comportamenti.


E i comportamenti che una persona manifesta sono influenzati anche dal contesto nel quale viene chiamata a esprimerli.


È per questo che la qualità dei risultati non nasce il giorno della prova.


Comincia molto prima.


Comincia nel modo in cui l’organizzazione presenta il percorso, ne spiega le finalità e costruisce le condizioni affinché le persone possano partecipare con autenticità.


La comunicazione costruisce fiducia


Nella pratica organizzativa la comunicazione dell’assessment viene spesso considerata una fase preparatoria.


Si invia una convocazione, si comunica il calendario, si illustrano gli strumenti da utilizzare, si spiegano gli aspetti logistici.


Tutto questo è certamente necessario. Ma non è sufficiente.


La comunicazione non serve soltanto a trasferire informazioni.

Serve soprattutto a costruire fiducia.


Ogni assessment introduce inevitabilmente un momento di esposizione personale. Le persone sanno che saranno osservate, che alcuni loro comportamenti verranno analizzati e che da quelle osservazioni potranno derivare decisioni importanti riguardanti il loro percorso professionale.


È quindi naturale che si pongano alcune domande.


– Perché è stato scelto proprio il mio nome?

– Qual è il vero obiettivo dell’assessment?

– Chi leggerà il report?

– Come saranno utilizzati i risultati?

– Riceverò un feedback?

– Quali conseguenze potranno avere queste valutazioni?


Queste domande non rappresentano un ostacolo al processo. Fanno parte del processo.

Ogni risposta contribuisce a costruire, oppure a indebolire, il rapporto di fiducia tra l’organizzazione e il partecipante.


Quando la comunicazione è trasparente, coerente e completa, le persone comprendono il significato dell’iniziativa e riescono a collocarla all’interno della propria esperienza professionale.


Quando invece la comunicazione è generica, frammentaria o contraddittoria, il vuoto informativo viene rapidamente riempito da interpretazioni personali.


Ed è proprio in questo spazio che nasce la sfiducia.


Le persone reagiscono a ciò che comprendono


Uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che i partecipanti reagiscano alle intenzioni dell’organizzazione.


In realtà reagiscono alla rappresentazione che costruiscono del processo.

Un assessment può essere progettato esclusivamente con finalità di sviluppo e venire percepito come una selezione nascosta.


Può essere pensato per favorire la crescita professionale ed essere vissuto come un esame.

Può rappresentare un investimento sulle persone ed essere interpretato come uno strumento di controllo.


Dal punto di vista metodologico il processo rimane identico.

Ciò che cambia è il significato che le persone attribuiscono all’esperienza.


Ed è questo significato a influenzarne il comportamento.

La percezione, quindi, non è un elemento marginale della comunicazione. È una variabile che incide direttamente sulla qualità dell’assessment.


Quando manca la fiducia cambiano i comportamenti


Ogni assessment si fonda sull’osservazione dei comportamenti.

Ma i comportamenti non emergono mai in un contesto neutro.


Una persona che percepisce il processo come corretto, trasparente e orientato allo sviluppo tende a partecipare con maggiore disponibilità. Accetta di sperimentarsi.


Mostra anche le proprie aree di incertezza.


Si confronta con le prove cercando di comprendere ciò che può apprendere dall’esperienza.


Diverso è ciò che accade quando prevale la sfiducia.

In queste situazioni aumentano le strategie di protezione.


Le persone controllano maggiormente ciò che comunicano, cercano di mostrare l’immagine ritenuta più adeguata, evitano di esporsi e interpretano ogni situazione come un possibile momento di giudizio.


È un comportamento perfettamente comprensibile. Ma produce una conseguenza molto importante.


L’assessment rischia di osservare non tanto il modo abituale con cui la persona affronta il lavoro, quanto il modo in cui cerca di proteggersi.


In altre parole, quando la fiducia diminuisce, diminuisce anche la probabilità di raccogliere evidenze autentiche.


Ed è proprio per questo motivo che la fiducia non rappresenta soltanto un valore relazionale.

È un requisito metodologico.


Il “why” come fondamento della fiducia


La fiducia non nasce spontaneamente. Si costruisce.


E il primo passo consiste nello spiegare chiaramente il perché dell’assessment.

Perché l’organizzazione ha deciso di realizzare questo percorso?

– Quale decisione dovrà sostenere?

– Quale valore potrà generare per le persone coinvolte?


Queste domande rappresentano il punto di partenza della comunicazione.


Non esiste un messaggio valido per ogni assessment.


Un percorso di selezione richiede contenuti diversi rispetto a un assessment di sviluppo.

Un piano di successione pone interrogativi differenti rispetto a un progetto di crescita manageriale.


Cambiano le finalità, cambiano le aspettative e cambiano le preoccupazioni dei partecipanti.

Di conseguenza deve cambiare anche la comunicazione.


La fiducia nasce proprio da questa coerenza.

Quando le persone percepiscono che le modalità con cui viene presentato l’assessment sono coerenti con gli obiettivi dichiarati, aumenta la credibilità dell’intero processo.


La comunicazione è fatta di molti momenti


La costruzione della fiducia non si esaurisce nella comunicazione iniziale.


Ogni interazione rappresenta un’opportunità per rafforzarla oppure indebolirla.

L’incontro di presentazione.


Le comunicazioni della funzione HR.

Le FAQ.

Le risposte ai dubbi.

Il linguaggio utilizzato nei materiali informativi.

Le spiegazioni sugli strumenti.

Le informazioni relative alla restituzione dei risultati.


Persino il tono con cui vengono gestite le richieste dei partecipanti contribuisce a costruire la percezione complessiva del percorso.


Un ruolo particolarmente importante è svolto dai manager.

Per molti collaboratori il responsabile diretto rappresenta infatti la principale chiave di lettura dell’iniziativa.


Se il manager comprende il senso dell’assessment e riesce a comunicarlo con convinzione, rafforza la fiducia costruita dall’organizzazione.


Se invece appare incerto, minimizza il valore del percorso o fornisce messaggi incoerenti, rischia di compromettere anche la migliore comunicazione predisposta dalla funzione HR.


La comunicazione dell’assessment è quindi un processo corale.


La fiducia nasce dalla coerenza tra tutti i punti di contatto che il partecipante sperimenta prima, durante e dopo la valutazione.


Engagement significa creare le condizioni per l’autenticità


Quando si parla di engagement, il rischio è interpretarlo come la modalità  di convincere le persone ad aderire al percorso.


In realtà il suo significato è molto più profondo.


L’engagement non consiste nell’ottenere consenso.

Consiste nel creare le condizioni affinché le persone possano partecipare con consapevolezza.


Una persona realmente coinvolta conosce le regole del processo, comprende le finalità dell’assessment, percepisce correttezza e trasparenza e sa quale contributo può offrire.


Questa consapevolezza modifica il modo di vivere l’esperienza.


Le persone non si mettono realmente in gioco perché qualcuno ha spiegato loro le istruzioni.

Lo fanno quando comprendono il senso di ciò che stanno vivendo e riconoscono nell’assessment un processo credibile e rispettoso.


L’engagement, quindi, non aumenta semplicemente il gradimento dell’iniziativa.

Aumenta la qualità della partecipazione.

E una partecipazione più autentica produce evidenze più affidabili.


La fiducia tutela anche l’organizzazione


Spesso si pensa che una comunicazione efficace serva principalmente a rassicurare i partecipanti.

In realtà tutela anche l’organizzazione.


Quando un assessment viene percepito come equo, trasparente e coerente, aumenta la probabilità che i risultati vengano accettati, compresi e utilizzati in modo costruttivo.


Al contrario, quando il processo appare opaco o poco chiaro, anche valutazioni metodologicamente corrette possono essere contestate o perdere credibilità.


La fiducia rappresenta quindi una forma di garanzia reciproca.

Tutela il partecipante, che comprende il senso del percorso e le modalità con cui verranno utilizzati i risultati.

Ma tutela anche l’organizzazione, che può fondare le proprie decisioni su informazioni raccolte in un contesto caratterizzato da trasparenza, autenticità e collaborazione.


La qualità dei risultati nasce prima della prova


Ogni assessment richiede una progettazione accurata, strumenti coerenti, assessor preparati, momenti di calibration rigorosi, report ben costruiti e feedback capaci di trasformare la valutazione in apprendimento.


Ma tutto questo, da solo, non basta.


Prima ancora della valutazione occorre costruire la fiducia.

Perché solo in un contesto percepito come credibile le persone possono esprimere il proprio modo di agire con autenticità.


Ed è proprio questa autenticità che rende affidabili le evidenze sulle quali l’organizzazione sarà chiamata a prendere decisioni.


La comunicazione, quindi, non rappresenta un semplice momento introduttivo dell’assessment.

È la fase nella quale l’organizzazione costruisce il presupposto fondamentale del processo: la fiducia.


Ed è per questo che la qualità dei risultati non nasce il giorno della prova. Nasce molto prima.


Nasce nel modo in cui l’assessment viene progettato, comunicato, compreso e vissuto dalle persone.


La fiducia, quindi, non è il risultato di un buon assessment. È il terreno sul quale un buon assessment può nascere. 


Prima ancora di chiedere alle persone di mettersi alla prova, ogni organizzazione deve dimostrare di meritare la loro fiducia. Solo così l’assessment potrà osservare comportamenti autentici e generare informazioni realmente utili per prendere decisioni migliori sulle persone.


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